VERSIONE DIGITALE DEL NUMERO 43.14            
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IL MEGALITISMO COMASCO
 
Incontro Alberto Pozzi, studioso comasco appassionato di archeologia, e subito rimango affascinata dalla passione e dalla costanza con cui si è dedicato, come puro hobby, per quarant’anni (di studi e viaggi) al Megalitismo. Un interesse che si è concretizzato nel dicembre scorso, grazie alla spinta di parenti ed amici, nella pubblicazione del libro “Architettura sacra della Preistoria”, edito dalla Società Archeologica Comense.
 
L’ Autore sottolinea l’importanza del paziente lavoro di ricerca e di raccolta dei dati su un argomento che nell’ultimo trentennio non ha visto pubblicazioni che ne hanno trattato in maniera esaustiva. Per lo più sono stati prodotti scritti, sotto forma di libri, di riviste o di singoli articoli che ne hanno descritto solo aspetti parziali e riferiti a contesti limitati.
Quella di Alberto Pozzi è la prima pubblicazione in Italia che raccoglie studi, descrizioni ed immagini di siti archeologici nei diversi continenti; un’opera che lo ha portato a viaggiare dall’Europa all’Africa, all’Asia ed in altri continenti, con la voglia e l’obiettivo di conoscere e di comprendere le diverse testimonianze di questo fenomeno.
Interessati ad approfondire il fenomeno con particolare riferimento al nostro territorio, chiedo ad Alberto Pozzi di spiegare ai “non addetti ai lavori” che cosa si intenda per Megalitismo.
“In sostanza il Megalitismo consiste in una tecnica costruttiva antica che permette di elevare, senza alcun legante, strutture composte da grandi pietre che possono arrivare a pesare oltre 200 tonnellate. Ciò che più affascina è che si tratta di un’espressione culturale che investe diverse popolazioni, tra loro anche geograficamente molto distanti; si manifesta tra il V ed il II millennio a.C. sia con strutture semplici quali i dolmen e i menhir, che con strutture più complesse, definite “ciclopiche” (tra queste, ad es. i nuraghe sardi) quali potrebbero essere gli allineamenti ed i cerchi di pietre erette, alcune strutture sepolcrali, piuttosto che templi od osservatori astronomici. In tutti i casi si tratta di elementi legati al mondo sacro. È interessante anche il “megalitismo sub attuale”, ossia quello legato all’impiego di grandi pietre da parte di popoli ritenuti primitivi ma di cultura relativamente avanzata, vissuti in tempi più vicini a noi. Generalmente si tratta di costruzioni con finalità diverse da quelle sacre: in genere difensive, commemorative o funerarie, di coordinamento sociale, ovvero usate come manifestazione di potere”.
La Lombardia è una regione abbastanza povera di strutture megalitiche e nell’area di Como, tra le più interessanti, è la cosiddetta Fonte della Mojenca che si trova all’interno del Parco Regionale della Spina Verde. È di datazione incerta e le sue acque vengono accompagnate all’interno di una galleria megalitica lunga 17 metri il cui sbocco avviene attraverso un bacino di attingimento pentalobato, scavato nella roccia affiorante.
Nella stessa zona, le ricerche effettuate dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia in occasione di scavi operati per la costruzione del nuovo Ospedale Sant’Anna (2007), hanno accertato la presenza di altre strutture protostoriche: un allineamento di quattro monoliti distanziati tra loro di 3,4 metri e due cerchi concentrici del diametro di 68 metri, formati da pietre di medie dimensioni distribuite regolarmente; la parte centrale è invece occupata da una piattaforma semicircolare pavimentata con ciottoli. Le ricerche svolte non hanno consentito di definirne con certezza le funzioni, ma sembra probabile una sua valenza sacra: si tratterebbe di un luogo di culto e di riunione, probabilmente connesso a motivazioni astrali. In base ai ritrovamenti, il complesso non sembra essere antecedente al VI sec. e potrebbe quindi essere legato ad una frequentazione da parte della popolazione golasecchiana (S.Jorio 2008) oppure trattarsi di un osservatorio astronomico, considerate le importanti linee di georeferenziazione rilevate (A. Gaspani).
Altri cerchi paragonabili a questi, probabilmente delimitanti degli spazi sacri, si stanno rivelando in altre parti della fascia prealpina, grazie alla disponibilità delle immagini satellitari. Ad un megalitismo minore, invece, si possono ascrivere le tre piccole tombe a camera (attribuibili all’Età del Rame o alla prima parte dell’ Età del Bronzo) di Canzo, sulle rive del Lago del Segrino, forse propaggine di una più vasta necropoli. Di esse, una era superiormente chiusa da una volta aggettante, mentre le altre erano coperte da un unico tumulo. Infine è da segnalare un piccolo frammento di stele con un’incisione di antropomorfa (tronco quadrato ed arti a svastica), di un cerchio e di un semicerchio, all’ingresso di un fabbricato rustico di Germasino, piccolo centro della Valle Albano (Alto Lario), un territorio ricco di incisioni rupestri non figurative.
Argomento dunque, quello del Megalitismo, decisamente affascinante, anche se forse troppo poco noto al di fuori della ristretta cerchia di studiosi e di archeologi. Chissà che, proprio grazie alla passione di un erudito appassionato locale, gli addetti ai lavori non possano trovare interessanti spunti di approfondimento e fare nuovi proseliti.
A cura di:  
Roberta Fasola  
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